Il metodosettembre 2026

«Se le schede non sono la guida principale, il bambino rimane indietro?»

Angolo dei travasi, mani di un bambino al lavoro

Succede spesso così. Un genitore visita una scuola dell'infanzia e cerca, quasi senza accorgersene, il segno che lì si impara: bambini seduti a un tavolo, un foglio davanti, una linea tratteggiata da ripassare. È un segno rassicurante, perché somiglia alla scuola che ricordiamo tutti. La domanda utile, però, non è se quei fogli ci siano. È da dove nascono, e cosa occupa il resto della giornata.

Diciamolo subito, perché è la cosa che di solito si dà per scontata nel modo sbagliato: qui le schede ci sono. Si usano durante la normale attività, senza forzature, quando servono a ciò che i bambini stanno già facendo. Quello che non sono è il metodo. Il lavoro parte dall'osservazione di tuo figlio e prosegue in un percorso che è suo: la scheda, quando arriva, è uno degli strumenti, non il punto di partenza. È una differenza che da fuori non si vede, e questo articolo serve a renderla visibile.

Da dove viene questa scuola

Paradise College è nato ad Acireale nel 2001 invertendo una domanda. Nelle scuole per l'infanzia la domanda che circolava era «quali attività proporre». Qui ci si è chiesti invece: cosa stiamo impedendo. Giornate intere costruite attorno a un foglio da compilare, decise a settembre per bambini che nessuno aveva ancora conosciuto, non per mancanza di cura ma perché nessuno metteva in discussione il punto di partenza.

Da quell'inversione non è venuta un'aggiunta ma una sottrazione: meno decisioni prese a settembre, più tempo e più osservazione. Le schede non sono state abolite: hanno cambiato posto, e non sono più ciò da cui si parte. Venticinque anni dopo la posizione è la stessa, e la scuola sa che da fuori, a volte, somiglia a un'assenza di metodo. Non lo è, e il modo più onesto per dimostrarlo è raccontare cosa accade.

Cosa fa un bambino qui, in una mattina qualsiasi

Il tempo non strutturato, il gioco che il bambino sceglie, non è la pausa tra un'attività e l'altra: è la fonte da cui nascono i percorsi. Le insegnanti guardano cosa succede nel gioco e da lì costruiscono la proposta. Il programma non precede il bambino: lo segue.

In concreto, lo spazio è predisposto perché il bambino possa fare da solo. C'è un angolo morbido con i libri, un angolo della casa con la cucina per il gioco simbolico, un angolo dei travasi e della creatività, la tana dove nascondersi e ritrovarsi, l'angolo della pittura con tempere, colori a dito, spugne e rulli, il giardino che è un ambiente della scuola come lo è l'aula. Il bambino sceglie dove andare, con chi, per quanto. L'adulto osserva, e interviene con una proposta quando ha capito cosa il gruppo sta cercando.

E la scheda, quando arriva? Arriva dentro l'attività regolare, come una delle cose che si fanno, dopo che l'insegnante ha visto cosa interessa a quel bambino o a quel gruppo. Nessuno viene messo a sedere perché è l'ora, nessuno resta a un tavolo a finire un foglio mentre gli altri giocano, e non c'è un quaderno operativo comprato a settembre da portare a termine entro giugno. È la differenza tra uno strumento e un programma.

È un lavoro, non un lasciar fare. Nel Progetto della Sezione Primavera la scuola lo scrive con una frase che vale per tutte le età: «qui si impara attraverso la scoperta e l'esplorazione liberamente condotte», e il compito formativo «non si articola attraverso l'insegnamento precoce di abilità e nozioni».

Ma allora cosa impara?

Prendiamo il caso più semplice. Un bambino che, in un gioco che ha scelto lui, deve mettersi d'accordo con un altro su chi fa cosa, sta imparando a negoziare, ad aspettare, a dire cosa vuole con le parole. Un bambino che travasa acqua da un contenitore all'altro per mezz'ora sta lavorando su coordinazione, quantità, causa ed effetto, e non lo sa, e non ha bisogno di saperlo. Un bambino che sceglie da solo un libro e lo sfoglia sta costruendo il rapporto con la lettura molto prima di riconoscere una lettera.

Non è una nostra interpretazione. Le Indicazioni Nazionali per la scuola dell'infanzia, quelle che il Curricolo di Paradise College adotta, descrivono così l'acquisire competenze a questa età: «giocare, muoversi, manipolare, curiosare, domandare, imparare a riflettere sull'esperienza attraverso l'esplorazione e l'osservazione dei fatti». Il gioco è il primo della lista, e viene prima di tutto il resto. Una scheda può arrivare dopo, se serve a fermare o a portare avanti qualcosa che il bambino sta già facendo; non è lei a decidere com'è fatta la giornata.

Lo stesso Curricolo, parlando di come la scuola lavora nei campi di esperienza, mette in contrapposizione esplicita le «attività basate sull'esperienza reale» e le «schede ripetitive». L'aggettivo conta: ciò che si evita non è il foglio, è la ripetizione uguale per tutti, decisa prima di guardare i bambini. Non è una moda: è il documento con cui la scuola ha recepito le Indicazioni 2025 nell'anno in cui sono entrate in vigore.

Le Indicazioni Nazionali dicono che a questa età le finalità sono quattro: consolidare l'identità, sviluppare l'autonomia, acquisire competenze e vivere le prime esperienze di cittadinanza. Nessuna delle quattro si misura con una scheda compilata. Tutte e quattro si costruiscono giocando, con altri, in uno spazio pensato per questo.

E c'è un altro motivo. Nella scuola dell'infanzia, sempre secondo le Indicazioni, i docenti «documentano e accompagnano i processi di crescita, evitando qualsiasi forma di giudizio o classificazione delle prestazioni». Una scheda usata come misura diventa esattamente questo: giusto, sbagliato, dentro i bordi, fuori. Qui quel ruolo non ce l'ha, e non esiste una pila di fogli da confrontare con quella di un altro bambino. Il diario di tuo figlio, che le insegnanti scrivono ogni giorno, va nella direzione opposta: racconta cosa ha fatto, non se lo ha fatto bene.

Se la domanda resta

Il bisogno di vedere per potersi fidare è legittimo, e nessuno qui vuole correggerlo. Se dopo aver letto questo articolo la preoccupazione è ancora lì, è normale, e la risposta più utile non è un altro articolo: è una pagina di diario letta insieme al colloquio, e uno sguardo allo spazio dove quella pagina è nata.

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