«Se le schede non sono la guida principale, il bambino rimane indietro?»

Succede spesso così. Un genitore visita una scuola dell'infanzia e cerca, quasi senza accorgersene, il segno che lì si impara: bambini seduti a un tavolo, un foglio davanti, una linea tratteggiata da ripassare. È un segno rassicurante, perché somiglia alla scuola che ricordiamo tutti. La domanda utile, però, non è se quei fogli ci siano. È da dove nascono, e cosa occupa il resto della giornata.
Diciamolo subito, perché è la cosa che di solito si dà per scontata nel modo sbagliato: qui le schede ci sono. Si usano durante la normale attività, senza forzature, quando servono a ciò che i bambini stanno già facendo. Quello che non sono è il metodo. Il lavoro parte dall'osservazione di tuo figlio e prosegue in un percorso che è suo: la scheda, quando arriva, è uno degli strumenti, non il punto di partenza. È una differenza che da fuori non si vede, e questo articolo serve a renderla visibile.
Da dove viene questa scuola
Paradise College è nato ad Acireale nel 2001 invertendo una domanda. Nelle scuole per l'infanzia la domanda che circolava era «quali attività proporre». Qui ci si è chiesti invece: cosa stiamo impedendo. Giornate intere costruite attorno a un foglio da compilare, decise a settembre per bambini che nessuno aveva ancora conosciuto, non per mancanza di cura ma perché nessuno metteva in discussione il punto di partenza.
Da quell'inversione non è venuta un'aggiunta ma una sottrazione: meno decisioni prese a settembre, più tempo e più osservazione. Le schede non sono state abolite: hanno cambiato posto, e non sono più ciò da cui si parte. Venticinque anni dopo la posizione è la stessa, e la scuola sa che da fuori, a volte, somiglia a un'assenza di metodo. Non lo è, e il modo più onesto per dimostrarlo è raccontare cosa accade.
Cosa fa un bambino qui, in una mattina qualsiasi
Il tempo non strutturato, il gioco che il bambino sceglie, non è la pausa tra un'attività e l'altra: è la fonte da cui nascono i percorsi. Le insegnanti guardano cosa succede nel gioco e da lì costruiscono la proposta. Il programma non precede il bambino: lo segue.
In concreto, lo spazio è predisposto perché il bambino possa fare da solo. C'è un angolo morbido con i libri, un angolo della casa con la cucina per il gioco simbolico, un angolo dei travasi e della creatività, la tana dove nascondersi e ritrovarsi, l'angolo della pittura con tempere, colori a dito, spugne e rulli, il giardino che è un ambiente della scuola come lo è l'aula. Il bambino sceglie dove andare, con chi, per quanto. L'adulto osserva, e interviene con una proposta quando ha capito cosa il gruppo sta cercando.
E la scheda, quando arriva? Arriva dentro l'attività regolare, come una delle cose che si fanno, dopo che l'insegnante ha visto cosa interessa a quel bambino o a quel gruppo. Nessuno viene messo a sedere perché è l'ora, nessuno resta a un tavolo a finire un foglio mentre gli altri giocano, e non c'è un quaderno operativo comprato a settembre da portare a termine entro giugno. È la differenza tra uno strumento e un programma.
È un lavoro, non un lasciar fare. Nel Progetto della Sezione Primavera la scuola lo scrive con una frase che vale per tutte le età: «qui si impara attraverso la scoperta e l'esplorazione liberamente condotte», e il compito formativo «non si articola attraverso l'insegnamento precoce di abilità e nozioni».
Ma allora cosa impara?
Prendiamo il caso più semplice. Un bambino che, in un gioco che ha scelto lui, deve mettersi d'accordo con un altro su chi fa cosa, sta imparando a negoziare, ad aspettare, a dire cosa vuole con le parole. Un bambino che travasa acqua da un contenitore all'altro per mezz'ora sta lavorando su coordinazione, quantità, causa ed effetto, e non lo sa, e non ha bisogno di saperlo. Un bambino che sceglie da solo un libro e lo sfoglia sta costruendo il rapporto con la lettura molto prima di riconoscere una lettera.
Non è una nostra interpretazione. Le Indicazioni Nazionali per la scuola dell'infanzia, quelle che il Curricolo di Paradise College adotta, descrivono così l'acquisire competenze a questa età: «giocare, muoversi, manipolare, curiosare, domandare, imparare a riflettere sull'esperienza attraverso l'esplorazione e l'osservazione dei fatti». Il gioco è il primo della lista, e viene prima di tutto il resto. Una scheda può arrivare dopo, se serve a fermare o a portare avanti qualcosa che il bambino sta già facendo; non è lei a decidere com'è fatta la giornata.
Lo stesso Curricolo, parlando di come la scuola lavora nei campi di esperienza, mette in contrapposizione esplicita le «attività basate sull'esperienza reale» e le «schede ripetitive». L'aggettivo conta: ciò che si evita non è il foglio, è la ripetizione uguale per tutti, decisa prima di guardare i bambini. Non è una moda: è il documento con cui la scuola ha recepito le Indicazioni 2025 nell'anno in cui sono entrate in vigore.
Le Indicazioni Nazionali dicono che a questa età le finalità sono quattro: consolidare l'identità, sviluppare l'autonomia, acquisire competenze e vivere le prime esperienze di cittadinanza. Nessuna delle quattro si misura con una scheda compilata. Tutte e quattro si costruiscono giocando, con altri, in uno spazio pensato per questo.
E c'è un altro motivo. Nella scuola dell'infanzia, sempre secondo le Indicazioni, i docenti «documentano e accompagnano i processi di crescita, evitando qualsiasi forma di giudizio o classificazione delle prestazioni». Una scheda usata come misura diventa esattamente questo: giusto, sbagliato, dentro i bordi, fuori. Qui quel ruolo non ce l'ha, e non esiste una pila di fogli da confrontare con quella di un altro bambino. Il diario di tuo figlio, che le insegnanti scrivono ogni giorno, va nella direzione opposta: racconta cosa ha fatto, non se lo ha fatto bene.
Se la domanda resta
Il bisogno di vedere per potersi fidare è legittimo, e nessuno qui vuole correggerlo. Se dopo aver letto questo articolo la preoccupazione è ancora lì, è normale, e la risposta più utile non è un altro articolo: è una pagina di diario letta insieme al colloquio, e uno sguardo allo spazio dove quella pagina è nata.